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A Vercelli una targa per “il Giuvanet”, Angelo Uffredi, 98 anni di Scopa

Carabiniere ex internato: «nel 75esimo anno del suo ritorno in Italia»

Meno di un mese, il 27 febbraio, e il «Giuvanet» di Scopa compirà 98 anni. Lunedì scorso, facendo una sorpresa a tutta la sua bella e numerosa famiglia, si è fatto passare a prendere a casa ed è sceso a Vercelli. Era tra gli invitati alla cerimonia organizzata dalla Prefettura in occasione del Giorno della Memoria. Angelo Uffredi lo conoscono tutti, ormai da tempo immemorabile, appunto come «Giuvanet»: nel 2013, sempre in Prefettura e sempre il 27 di gennaio, gli era stata consegnata una medaglia. Lunedì scorso ha invece ricevuto una targa, «nel 75esimo anno del suo ritorno in Italia»: dal campo di lavoro di Pritshiz Klagenfurt, in Austria.

La storia di «il Giuvanet»

98 anni, in piena forma (guida ancora!), una memoria che darebbe dei punti a tanti, l’ho chiamato, «il Giuvanet», e mi sono fatta raccontare: «Allievo dei Carabinieri, ero in forze alla Stazione di San Lorenzo in Lucina a Roma quando, il 7 ottobre del 1943, ci fu una grande retata dei tedeschi, che fecero 2.500 prigionieri. Ci portarono un campo di smistamento. Da lì, fui trasferito in Austria, a Klagenfurt: un laboratorio stava cercando 25 falegnami, io non avevo mai fatto quel lavoro, ma imparai, e mi andò bene: il nostro capo era severo, ma ci ha sempre trattati con rispetto. C’era poco da mangiare, per tutti, senza distinzioni; bisognava rispettare le regole, e avere voglia di lavorare».
Poi, la mattina del 24 maggio 1945 «la padrona del laboratorio entrò e ci disse: “La guerra è finita. Prendete le vostre cose, uscite e salite sul camion”».
Da lì, in più tappe, tra cui prima Mestre e poi Forlì, Angelo riuscì a tornare, con mezzi di fortuna, in Valsesia: «Dovetti però ancora fare qualche mese in caserma a Torino, perché la mia classe non era stata ancora congedata. Terminai il servizio nel dicembre del ’45».
Ricordi nitidissimi, narrati con una lucidità sorprendente, e alternati a incisi vivaci e che si riverberano sul presente: «Avrei potuto scegliere di fare carriera nell’Arma, ma allora non me la sono sentita: non mi capacitavo, non riuscivo a capire perché avevo dovuto subire un internamento di due anni e mezzo pur non avendo fatto nulla, nulla di male. Adesso invece lo farei, il Carabiniere: ma, cosa vuole, a 98 anni mi sembra un po’ tardi…». Non troppo, però, per continuare a guidare: «La mia patente è valida ancora per tutto il 2020. Mia nipote Simonetta mi raccomanda sempre di stare attento, ché c’è traffico: ma io abito a Muro di Scopa, e non c’è niente, vado perlomeno fino a Scopello, se mi serve qualcosa. Lunedì però la macchina l’ho lasciata a casa, fino a Vercelli mi sono fatto portare, e ringrazio chi mi ha accompagnato».
Angelo Uffredi ha ancora la moglie, sua coscritta ma di qualche mese più giovane: lei i 98 li farà a settembre. Sono sposati da 74 anni, dal 12 aprile del 1947. Con la sua storia, la storia della sua vita, di quei due anni e un pezzo passati in Austria, «il Giuvanet» lunedì ha commosso tutti. Una Memoria che va conservata.

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