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Serravalle: Ricordando Mario Demattei

Ucciso da un terribile schianto

Settimo Demattei, ma tutti lo conoscevano come Mario: era frequente vederlo per le strade di Serravalle in sella alla sua bicicletta. Quella mattina sarebbe stata come tutte le altre: Mario era uscito dal cancello della sua villetta, vicino al semaforo, all’incrocio con la strada per Piane, aveva atteso il verde, allungato il braccio sinistro per attraversare e immettersi sulla strada che portava in paese, ma un terribile schianto ha interrotto i suoi giorni. I tempestivi soccorsi sono stati inutili.

I figli Fulvia e Maurizio, increduli, non hanno potuto fare altro che raccogliere tutti i ricordi della vita con quel padre che aveva saputo essere loro così vicino: sono stati una famiglia unita, nei primi anni avevano vissuto a Casa Martellone, una frazione di Piane, nell’ultima casa sul limitare del bosco, poi si erano trasferiti a Serravalle. La moglie di Mario, Anna Rita, era morta il 30 dicembre 2016, dopo una lunga malattia che l’aveva costretta all’immobilità: nei due anni precedenti Mario non l’aveva abbandonata un attimo, perché in un matrimonio d’amore si condivide la buona e la cattiva sorte.

Fulvia e Maurizio da sempre vivevano con il padre e proprio la sera prima erano usciti a cena e Mario aveva dimenticato a casa gli occhiali, cosa insolita per lui, sempre così preciso ed attento: “Tanto ormai non mi servono più”, aveva commentato, quasi presago della visione ben più nitida che lo attendeva di lì a poche ore. Non sarebbe stato neppure necessario rimuovere le maglie di quell’orologio che gli era stato regalato a Natale, e che era ormai troppo largo per il suo polso smagrito: non era che un oggetto e lui si stava staccando dalle cose materiali.

Fulvia e Maurizio sono stati miei compagni di giochi nella prima infanzia: avevamo condiviso spericolate discese in bicicletta, poi le nostre strade si sono allontanate, per ricongiungersi in una sosta difficile e dolorosa, ma ogni cosa ha un senso: anche la morte può ricongiungere la vita.

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