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«Novara-Varallo, serve l’impegno di tutti»

Una lettera riprende il tema dell’oggettiva difficoltà dei collegamenti valsesiani

I tempi necessari a raggiungere dalla Valsesia i grandi centri sono simili a quelli di quando ci si serviva della diligenza a cavallo. Silvio Giubertoni e Luciano Gualdi si avvalgono di questa suggestiva immagine per rilanciare la riflessione sull’importante tema dei collegamenti della nostra Valle e in particolare sul futuro della ferrovia Novara-Varallo. Di seguito proponiamo la loro lettera, appello a una sinergia territoriale che sia capace di tradursi in servizi più rispondenti alle esigenze delle nostre comunità.

Lo smog continua ad assediare le città del Piemonte; le strade, tra rotatorie, dossi, autovelox, semafori ecc. ormai impongono velocità da diligenza a cavallo. Il Sole 24 Ore classifica l’offerta di trasporto pubblico di Vercelli al 99° posto sulle 107 province italiane e la Regione Piemonte, a guida Cirio, afferma di non trovare i soldi per riattivare le ferrovie «sospese», ma rinuncia agli oltre 240 milioni di bollo per favorire le auto sostitutive di circa 500.000 beneficiari (ed elettori) potenziali. Se si considera che il costo di esercizio della Novara-Varallo all’epoca del suo (dis)servizio era di circa un milione e mezzo all’anno e che l’Agenzia per la Mobilità Piemontese (AMP) nel suo studio di ripristino (10 corse giornaliere in andata e altrettante in ritorno della durata di 44 minuti, in coincidenza con i treni da e per Milano e Torino) lo stimava, molto prudenzialmente, in circa 3 milioni, una tale decisione lascia parecchio perplessi. Nel citato studio si legge che la famosa «sperimentazione» del settembre 2013 si sarebbe dovuta fare con l’impegno delle amministrazioni locali di arrivare ad una rimodulazione delle sistema bus per una migliore integrazione al fine di garantire la sostenibilità del treni. In realtà non si realizzò una sostanziale modifica della linea bus… invece… I servizi bus continuarono a essere programmati in parte in sovrapposizione ai servizi ferroviari e non furono realizzati servizi in adduzione.
Quindi si continuò con molte corse con orari sovrapposti e inaffidabili, tempi scadenti con costi alti. Di conseguenza l’utenza continuò a servirsi dei mezzi propri: classica «sperimentazione di facciata». Attualmente ci sono circa 10+10 corse bus al giorno dirette, più altre a spezzoni da Borgosesia e da Romagnano, con deviazioni su Gattinara: costo 825.000 euro/anno, durata media (dichiarata) un’ora e quaranta, mentre in auto, senza le oltre ventuno fermate bus, per i 56 km, con ventiquattro rotatorie, otto semafori, sette centri abitati, ecc. si impiega un minimo di un’ora e dieci minuti: peggio di cinquant’anni fa. Ormai il sistema è chiaramente saturo. La Regione Piemonte, però, ha speso 27 milioni di euro per elettrificare la ferrovia Biella-Santhià e svariati altri milioni per la Biella-Novara, della quale, grazie all’impegno/iniziativa dei politici biellesi, promette pure la elettrificazione. Biella avrà quanto prima collegamenti giornalieri, veloci, comodi e diretti per Torino, Milano e Malpensa. Intanto Varallo, Borgosesia e Quarona e gli altri centri della Valsesia continuano a perdere popolazione e di questo passo saranno a rischio, per mancanza di utenza, anche i servizi scolastici e sanitari (vedi punto nascite, ecc.) con i relativi posti di lavoro, senza che ci siano trasporti pubblici decenti per trovarli a Novara, polo di servizi storico della valle. La Valsesia, a differenza di altre zone montane, ha ancora carte da giocare contro lo spopolamento grazie al turismo (vedi per esempio Alagna-Riva) e le altre attività produttive. Occorrono però collegamenti veloci: lo chiedono a ogni occasione gli industriali e persino il Vescovo mons. Brambilla nella sua recente visita pastorale.
Riattivare la ferrovia, sia pure con poche e «mirate» corse al giorno, ma veloci (44 minuti), affidabili e integrate con bus navetta, come proposto dalla AMP, con una contestuale revisione della pletora di corse bus per Vercelli, Novara e Milano per evitare doppioni e ridurre i costi, significa alleggerire il traffico veicolare su gomma e quindi favorire logistica e turismo, dare un servizio diretto ai cittadini col rendere praticabile un pendolarismo, oggi impossibile, di lavoratori, studenti e malati e ultimo, ma non secondario, risparmiare in energia e inquinamento. Il nostro territorio valsesiano è, finora, rappresentato sia in Provincia che in Regione, nonché anche al Parlamento nazionale.
C’è da augurarsi, quindi, che l’esempio dei rappresentanti biellesi (di fare squadra) venga imitato.

Silvio Giubertoni e Luciano Gualdi

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