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«L’operazione Villa Becchi/Milanaccio è stata un atto d’amore. Rifarei tutto quel che ho fatto»

ViviAmo Varallo la definisce invece “scelta irresponsabile”

Si è riunito martedì sera, questa volta nel capoluogo, in Villa Virginia sede di Unione Montana, il Consiglio comunale di Varallo.
I saluti e il benvenuto del presidente dell’Unione Pier Luigi Prino, poi si è entrati nel vivo della seduta affrontando l’argomento principale contenuto nell’odg, cioè i provvedimenti da adottare a seguita della liquidazione della Centro Sportivo Milanaccio srl: per, prima cosa, garantire la continuità del servizio pubblico e dell’integrità economico patrimoniale del Comune di Varallo nonché (oggetto di un altro punto all’odg) del servizio erogato da Villa Becchi.
Il sindaco ripercorre a grandi passi la storia di tutta l’operazione Villa Becchi/Milanaccio, partendo dall’inaugurazione della struttura varallese nel luglio del 2006: «Da allora e fino a oggi il servizio non è mai venuto meno, passando attraverso differenti gestioni. E prima di allora la villa era in completo stato d’abbandono, trasformata in magazzino. Noi l’abbiamo recuperata e aperta al pubblico con erogazione di importanti servizi. Per quanto riguarda la piscina di Borgosesia, quando il Comune di Varallo l’ha acquistata era chiusa, tengo a ricordarlo. Anche qui, abbiamo riaperto e ridato un servizio ai valsesiani, servizio che è proseguito per tutta la durata della nostra proprietà. Poi il Milanaccio l’abbiamo venduto al Comune di Borgosesia e la società messa in liquidazione. Pietro Bondetti, che della srl era l’amministratore, è adesso liquidatore. Il valore sociale scaturito da questa operazione dal 2006 a oggi» conclude Botta «non è quantificabile. Un valore aggiunto, pensando sempre al benessere e alle esigenze dei cittadini. Ora liquidiamo la società, e ci avvaliamo, in questa procedura, di professionisti che ci affiancano per indicarci quale sia la strada migliore da seguire tenendo conto della necessità di mantenere il servizio, tutelare il bene stesso del Comune e i dipendenti della srl, della quale siamo proprietari al cento per cento. Tutta l’operazione, ribadisco, è stata un atto d’amore che Varallo ha fatto. Tornassi indietro, agirei esattamente nello stesso modo».
Da Luca Cravanzola, capogruppo di ViviAmo Varallo, prima di intervenire sull’argomento arriva la richiesta di osservare un minuto di silenzio in memoria di Daniele Curri, recentemente scomparso e che era stato impegnato anche nell’Amministrazione cittadina.
Quindi, un’altra richiesta: che vengano letti i pareri espressi, sulla procedura transattiva, dal revisore dei conti e, dal funzionario, quelli contabile e tecnico.
«Al di là dell’atto d’amore» dice poi Cravanzola, «è stato un atto unico nel suo genere mai attuato prima dal Comune, non autosostenibile. E ora Varallo si trova in una situazione difficile, che ha dovuto affidare a dei professionisti, perché aiutino a decidere cosa fare. E anche questo affidamento è un investimento che va ad aggiungersi alle cifre già sostenute per tutta l’operazione, che io definisco “irresponsabile”. Basti pensare che c’è un mutuo di oltre 12 mila euro al mese da pagare fino al 2053. Un atto d’amore? No, di debito, consolidato ed eclatante. Vi state arrampicando sui vetri. Certo che adesso è auspicabile si trovi una soluzione, il meno gravosa possibile, ma ci si sarebbe potuti fermare prima. Anche perché la stessa relazione dei professionisti paventa un possibile fallimento della srl che innescherebbe un procedimento revocatorio di tutti gli atti degli ultimi due anni tra i quali la stessa alienazione del Milanaccio . Avreste dovuto tirare il freno a mano».
Breve intervento di Marco Molino, per una dichiarazione di voto favorevole motivata dal fatto che «come ho sempre detto la perdita non deriva dall’impianto di Borgosesia, la cui vendita ha consentito di andare a pari, ma dalla gestione di Villa Becchi, con perdite annuali mai nascoste. Se fin da subito il Comune di Varallo si fosse assunto la gestione della struttura ci avrebbe speso una media di 200mila euro annui: se si vogliono avere le piscine, bisogna rassegnarsi ad andare in perdita. E comunque sono d’accordo con Eraldo quando dice che tornando indietro rifarebbe le stesse cose».
Di nuovo il sindaco: «Solo per dire che fermarsi è facile, è non farlo che diventa difficile. Noi non ci siamo fermati né ci fermeremo. La nostra è stata una scelta politica, che appunto rifarei, di dare un servizio. Non siamo stati irresponsabili ma consapevoli: che non fermarsi è molto più complicato, perché si decide di andare avanti, di non rinunciare, di non praticare l’immobilismo».
Per ViviAmo Varallo è intervenuto anche Michele Pizzorno, a ricordare che «sarebbe opportuno, per capire bene cosa realmente succede, vedere presentati i bilanci distinti». E poi: «Il bilancio del 2018 di Villa Becchi l’abbiamo potuto avere solo ieri, non abbiamo disposto del tempo materiale per approfondirlo».
Si vota, e ovviamente arriva il «no» di Cravanzola, Pizzorno ed Elisa Astori.
I quali si esprimono negativamente anche sul punto successivo, riguardante i provvedimenti da adottare a garanzia della continuità del servizio erogato da Villa Becchi a seguito della liquidazione della srl.
«Le strade percorribili» spiega il sindaco «sono due: o una società mista con una quota minima, del 5%, in capo al Comune; o la concessione del servizio».

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