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Lo dicevano già i Latini: «In media stat virtus»

L'editoriale di Luisa Lana

O è bianco o è nero; sì o no; profonda tristezza o euforia indescrivibile; anoressia o bulimia. Cosavuoichesia sto coronavirus l’influenza ne ammazza di più VS si salvi chi può moriremo tutti. Ecco: in media stat virtus. Mia mamma me lo ripeteva spesso: quando, adolescente ribelle e pseudo anticonformista, trascorrevo pomeriggi e serate intere (la mattina andavo a scuola) a fare una mazza alternati ad altri di studio forsennato portato avanti senza soluzione di continuità: sarei potuta passare per una parente stretta di Leopardi.
Ma in media stat virtus: i latini avevano ragione.
La virtù sta nel mezzo.
Come si diceva: preoccupazione consapevole e ragionata. Quella, cioè, che consiglia vivamente di ascoltare, adeguarsi, recepire le indicazioni, rimettersi saggiamente alle raccomandazioni.
E quindi, stiamo a casa. Ma davvero. Riconciliamoci con quegli spazi che sono solo nostri. Abituiamoci a giornate diverse, meno condivise, più intime. Concediamoci la facoltà di constatare che dipende anche da noi; che dipende moltissimo da noi. Dal nostro grado di maturità, dalla nostra capacità di realizzare che è importante, maledettamente importante.
Stiamo a casa. A leggere, a scrivere, a confrontarci, a giocare con i nostri figli, a riscoprire una quotidianità nuova, fatta di ore dilatate e più lente; stiamo a casa, a parlarci e a pensare. Che abbiamo fatto bene, che è giusto così.
E questa cosa andava scritta: non perché io creda che chi finora si è fatto gli affari suoi e ha continuato a ignorare le indicazioni adesso che glielo dico io la smetta e si redima. No. Perché il Valsesiano, anche tramite me che in questo momento sto scrivendo, veicola notizie e informazioni. Che cerca di dare con correttezza, chiarezza. Appunto, un messaggio chiaro: stiamo a casa. Per poter poi avere il tempo e l’occasione di rivederci e ritrovarci, fuori. E abbracciarci e baciarci. Senza soluzioni di continuità.

Luisa Lana

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