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Legge di stabilità 2020: tre proposte operative dal network “Confindustria per la montagna”

Per sostenere le aziende di montagna credito d’imposta per ricerca e sviluppo

Un credito d’imposta per ricerca, sviluppo e innovazione, un fondo a sostegno delle imprese giovanili e nuovi parametri per gli Istituti tecnici superiori (Its): queste le tre proposte operative che il network «Confindustria per la montagna», di cui Confindustria Novara Vercelli Valsesia fa parte insieme ad altre associazioni territoriali e regionali, ha rivolto all’esecutivo nazionale – prima che si consumasse la crisi di Governo – perché vengano inserite nella Legge di stabilità per il 2020.
«Durante una riunione a Roma nell’ambito degli Stati generali della Montagna e che ha visto confrontarsi sui temi più rilevanti i coordinatori degli 11 tavoli tecnici – spiega il presidente di Cnvv, Gianni Filippa – abbiamo presentato al ministro Stefani tre azioni, immediatamente applicabili e in parte già contenute nel documento che le avevamo consegnato nel febbraio scorso, da inserire nella prossima Legge di stabilità. La prima proposta riguarda l’introduzione di un credito d’imposta a favore delle Pmi situate nelle aree montane, che possa essere utilizzato in compensazione con i debiti erariali e contributivi per far fronte a investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. Le aziende di montagna sono spesso estremamente specializzate e offrono prodotti e servizi di alta qualità: dobbiamo sostenerle per farle restare competitive».
Il secondo punto riguarda l’istituzione di un fondo per le imprese giovanili, che preveda finanziamenti a fondo perduto e a tasso agevolato sul modello di quanto sta accadendo con il piano «Io resto al Sud» (l’iniziativa coordinata da Invitalia che prevede un contributo a fondo perduto e un prestito bancario assicurato dal Fondo di garanzia per le Pmi). «In questo modo – prosegue Filippa – vogliamo sviluppare l’autoimprenditorialità e promuovere la nascita di imprese giovanili nelle nostre valli, dalle startup innovative alle realtà più tradizionali nel campo dei servizi, della manifattura, dell’agricoltura e del turismo. Attivare un’azienda in montagna, soprattutto per un giovane, è più difficile che altrove a causa di costi superiori e delle problematiche a tutti ben note, come le carenze di infrastrutture stradali e informatiche: queste criticità vanno riconosciute e risolte stanziando risorse adeguate».
La terza proposta riguarda gli Istituti tecnici superiori post-diploma, che offrono percorsi altamente professionalizzanti e che stanno diventando un elemento sempre più importante del sistema formativo a sostegno delle aziende. «A causa del progressivo spopolamento – aggiunge il direttore di Cnvv, Aureliano Curini – nelle zone di montagna è sempre più difficile avviare delle classi. Abbiamo quindi chiesto al ministro di rivedere i parametri che stabiliscono la presenza di almeno 20 studenti per attivare i corsi Its. Le nostre aziende, a partire da quelle valsesiane, richiedono profili specializzati e devono poter contare su un’offerta formativa adeguata direttamente sul territorio».
L’apertura riscontrata da parte del ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, on. Erika Stefani su questi temi lasciava ben sperare.
Indipendentemente dalle conseguenze della crisi, la legge di stabilità dello Stato sarà comunque da redigere e la speranza del mondo delle imprese è quella di vedere, come afferma in conclusione il presidente Cnvv, «tradotte prima possibile in fatti le nostre richieste, che sono dettate dal buon senso e dall’urgenza di mantenere competitivo l’ecosistema delle imprese di montagna. È importante che la strategia in favore della montagna avviata dal Ministero abbia continuità e concretezza. Per questo motivo nei prossimi mesi sono previste nuove iniziative, che riporteranno il tema delle Terre Alte al centro del dibattito politico nazionale».

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