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“Kenya, un’esperienza che mi ha cambiato la vita”

Greta Maria Carpani, giovane volontaria di «Un villaggio per amico»

L’idea di una possibile partenza per il Kenya mi aveva sempre attratta, non avrei mai pensato potesse accadere realmente.
Insieme ad altri due volontari dell’associazione «Un villaggio per amico», Siro Erbetta e Cesare Gritti, ho potuto intraprendere un’esperienza che non dimenticherò mai e che conserverò per sempre nel mio cuore.
I primi volontari si sono recati in Africa nel 2001 e vista la tragica realtà nel 2006 decisero di costituire l’attuale associazione. Nel corso degli anni sono stati fatti diversi progetti, i principali furono il pozzo, la scuola con la mensa, l’infermeria, il laboratorio di cucito e la canalizzazione di un ruscello per l’irrigazione dei campi. Attualmente si sta lavorando celermente a un progetto avente l’obiettivo di avviare i giovani al mondo del lavoro.
Il tutto grazie al contributo di molti valsesiani che colgo l’occasione per ringraziare.
I motivi principali che mi hanno spinta a intraprendere questo tipo di viaggio sono stati sicuramente la volontà e la tanta curiosità di vedere da vicino quella realtà tanto parlata e tanto discussa di un villaggio immerso nella savana. Sono una studentessa di legge, nel corso dei miei studi ho maturato l’idea di voler visitare un posto nel mondo dove il diritto più importante di avere dell’acqua non esiste.
Dietro a questo diritto negato non si cela solamente la salute dell’uomo bensì la sua dignità, esistono delle realtà di donne, bambini e anziani che nemmeno ci immaginiamo.
Per procurarsi dell’acqua bisogna intraprendere lunghi cammini, anche di 5-6 ore al giorno, portando sulla schiena pesantissimi contenitori di plastica gialla.
Il compito viene affidato per lo più a donne e bambini, i quali, molto spesso, smettono di andare a scuola.
Sono rimasta colpita dalla grande forza costituita da determinazione ma anche tanta debolezza di queste persone che con poco cercano di tirare avanti.
Di fronte a queste situazioni, molto spesso mi sono sentita nuda e impotente.
In Africa l’acqua esiste, ma si trova molto in profondità e le popolazioni locali non hanno gli strumenti e le risorse adeguate per poterla estrarre.
L’associazione «Un villaggio per amico» è riuscita a trovare una soluzione: ha costruito un pozzo di 80 mt di profondità grazie al quale l’intero villaggio di Akadeli possiede dell’acqua potabile.
Un conto è guardare da qui le cose, un altro conto è viverle direttamente a contatto con la gente e la realtà del posto. Questo viaggio si è rivelato per me una grande lezione di umiltà.
Nelle poche righe di questo articolo è impossibile trasmettere ogni singola emozione che ha toccato le corde della mia anima ma sicuramente posso diffondere un importante messaggio, soprattutto rivolto ai giovani.
In Africa non si può fare tutto, un volontario non può cambiare il mondo, non si possono risolvere tutti i problemi ma quel poco che si riesce a fare mi ha dato la certezza di poterci ritornare.
D’altronde, come scriveva Madre Teresa «non possiamo fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore».

Greta Maria Carpani

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