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Convegno al Sacro Monte per ricordare i 200 anni di presenza dei Padri Oblati

Le relazioni sono state precedute da un momento di riflessione e preghiera

Il 22 ottobre al Sacro Monte, presso la Chiesa del Santo Sepolcro, davanti al Cristo morto, sono stati ricordati con un convegno di studi i duecento anni di presenza dei Padri Oblati. Le relazioni sono state precedute da un momento di riflessione e preghiera, meditando sullo Stabat Mater di Padre David Maria Turoldo, letto da Padre Armando Verdina, parroco di Maggiora e Cureggio, e sulle parole del discorso di Giovanni Paolo II, tenuto il 3 novembre 1984 al Sacro Monte: “Luogo privilegiato di meditazione e di devozione mariana, punto di riferimento per molte anime generose e forti”, lette da Padre Marco Canali, Parroco di Santa Rita a Novara.

Come introduzione al Convegno Padre Giancarlo Julita, prevosto della Comunità degli Oblati, rettore della basilica minore, santuario diocesano della Madonna del Sangue di Re, in Val Vigezzo, ha ricordato tre Rettori del Sacro Monte: Monsignor Francesco Fasola “con tanto fuoco nel cuore”, Padre Carlo Bracchi, che fu rettore per diciannove anni, ingiustamente classificato come un tradizionalista del quale è stata sottolineata la “profondità di vita spirituale e culturale”, e Padre Francesco Carnago, rettore tra il 1974 e il 1987.

L’attuale Rettore del Sacro Monte, Padre Giuliano Temporelli, che sul Bollettino del Sacro Monte sta pubblicando a puntate l’interessante storia della presenza degli Oblati, ricostruita attraverso i documenti conservati in archivio e lo studio dello storico Andrea Bedina, ha introdotto il tema del Convegno sintetizzando le presenze religiose che si sono alternate al Sacro Monte: tra il 1486 e il 1765 ci furono i Frati Francescani, dal 1765 al 1819 ressero il sacro complesso dei sacerdoti diocesani, e dal 1819 subentrò la Congregazione dei Padri Oblati.

Don Damiano Pomi, varallese, storico, autore di numerose pubblicazioni, tra le quali: “La Parola si fa arte” dedicata proprio al Sacro Monte, ha ricordato che la Congregazione dei Padri Oblati dei ss. Gaudenzio e Carlo, missionari di Maria, fortemente voluta dal sacerdote galliatese Francesco Marconi Quagliotti (1583 – 1617), nacque ad inizio Seicento come una Congregazione diocesana di sacerdoti, staccati dalle cure secolari, dediti in modo specifico al servizio pastorale e alla diffusione della dottrina cattolica, così come era stata confermata dal Concilio di Trento. Tra i primi Oblati ci furono molti membri del clero valsesiano. Il vescovo Bascapè scriveva che la Congregazione degli Oblati nasceva a salvezza delle anime, ad esempio per i laici e per gli altri sacerdoti, ad imitazione dell’antica disciplina del clero, in stretta comunicazione con il Vescovo, descrivendo i Padri come dei “trascinatori”. Nella vita della Congregazione ci furono anche momenti bui: il vescovo di Novara, Gilberto Borromeo, nel 1738 tolse ai Padri Oblati la cura dei Seminari, perché erano stati accusati di giansenismo (una corrente di pensiero teologico, nonché politico-ecclesiastico, sviluppatasi nella Chiesa cattolica fra il 1600 e il 1800, secondo la quale l’uomo è indotto al male dalla propria concupiscenza e solo nell’intervento della grazia divina può trovare approdo alla salvezza. La grazia non è concessa però a tutti gli uomini, ma solo a quelli che Dio ha stabilito nei suoi imperscrutabili disegni).

La presenza degli Oblati a Varallo risale ai primi decenni del Settecento, quando si installarono nella Cappelletta della Madonna delle Grazie, prossima al Sacro Monte, sorta a inizio Seicento in un luogo che fu teatro di un evento miracoloso: una prodigiosa fioritura di arbusti in un inverno particolarmente rigido e nevoso. In quella cappelletta, posta sull’antica strada percorsa anche dalle mandrie dirette verso Cervarolo, varallesi e pellegrini trovavano sacerdoti per il conforto religioso e per i Sacramenti. Con le soppressioni napoleoniche la cappelletta verrà venduta: oggi la Professoressa Giulia Fuselli è la custode di questo luogo sacro allo spirito dei Varallesi. Fin dall’inizio la presenza dei Padri Oblati dovette superare parecchie difficoltà ed incomprensioni, sia con il prevosto di Varallo che con la Comunità varallese, ma: “La Santità è il filo rosso che attraversa tutta questa lunga storia di testimonianza, fede, devozione e attenzione pastorale”. L’entrata ufficiale dei Padri Oblati al Sacro Monte, avvenuta il 3 agosto 1819, fu una conseguenza di questa: “Presenza feconda, voluta dalla Provvidenza per far sì che il Santuario di Varallo crescesse con una spiritualità più adatta ai tempi”.

Con la fine del secolo dei Lumi, l’arrivo della bufera rivoluzionaria e la formazione della Repubblica Cisalpina, per gli oblati si aprì un periodo drammatico: la Congregazione venne soppressa all’aprirsi dell’800 e si riebbe solo nel 1818, grazie al sopravvenuto avvento sabaudo, durante l’episcopato del card. Morozzo. Don Paolo Milani, Direttore dell’Archivio Diocesano di Novara, ha presentato i rapporti tra il Sacro Monte e il cardinal Morozzo, vescovo di Novara dal 1816 al 1842 che, gestì il passaggio della cura spirituale del Santuario varallese ai padri Oblati, riferendosi al ricchissimo epistolario, custodito nell’Archivio Diocesano di Novara, dal quale emergono i rapporti tra l’autorità vescovile, i padri Oblati, l’amministrazione civica e l’autorità civile, rappresentata dalla dinastia sabauda e dal Senato di Torino (Il Santuario di Varallo godeva della regia protezione, secondo le regie patenti del 1708). Il cardinale, in una lettera inviata il 16 febbraio 1819, rispondendo alla richiesta del regio Senato circa dei documenti riguardanti il Sacro Monte, richiamava la necessità di rinnovare gli accordi per la gestione del santuario, visto che sono “cangiate le circostanze della Valsesia” e quindi si auspica “che si dia un nuovo metodo per gli affari del santuario”. “L’implorato stabilimento di padri Oblati al Sacro Monte” viene permesso dall’autorità sabauda e al vescovo viene sottoposta la bozza del Regolamento per fare le sue osservazioni. Il nuovo Regolamento, che ufficializza la presenza degli Oblati al Sacro Monte, approvato con Regie Patenti il 3 agosto 1819, formalmente presentato all’Amministrazione il 5 ottobre, normava scrupolosamente sia i doveri che i diritti dei padri Oblati, dei quali si prevede la presenza in numero di sei d’estate e quattro d’inverno (che si riveleranno poi insufficienti perché molti, liberi dai lavori della campagna, accorrevano al Sacro Monte per le confessioni). Lo stipendio doveva essere pagato dall’Amministrazione, tenuta anche a fornire la legna per il riscaldamento e a mettere a disposizione la “libreria”. Le chiavi delle cappelle e delle cassette delle elemosine erano dotate di due serrature: con chiavi conservate l’una dal fabbricere, l’altra dal Rettore. Il vescovo Morozzo scriverà più volte a Torino per chiedere l’osservanza degli obblighi previsti dal Regolamento, lamentando la mancata ristrutturazione degli alloggi dei Padri Oblati, come era stato promesso all’insediamento. Tra i compiti degli Oblati c’era anche quello di offrire un luogo per gli esercizi spirituali e di riservare due posti per ospitare gratuitamente due parroci “vecchi o inabilitati a compiere gli impieghi parrocchiali, che sarebbero stati assistiti dai Padri Oblati”. La vastità delle frequentazioni al Sacro Monte emerge anche dalla raccomandazione del reverendo Giuseppe Viotti, vice curato di Alagna, che vorrebbe ritirarsi al Sacro Monte, molto adatto per le confessioni, essendo pratico della lingua francese e della lingua tedesca, “delle quali si ha un gran bisogno”.

Dalle lettere emerge dunque una vita spirituale e civile molto intensa: spesso si lamentano inadempienze da parte della fabbriceria, sia per quanto concerne il pagamento degli stipendi agli Oblati sia per quanto riguarda la gestione del santuario, ma compare anche un’altra funzione del Sacro Monte come luogo di recupero per sacerdoti “problematici”. Il Cardinal Morozzo sosterrà sempre con forza la presenza degli Oblati al Sacro Monte, anche a fronte di coloro che auspicavano il ritorno dei francescani.

Al termine degli interventi, per “risarcire un debito di memoria”, Don Damiano ha letto i nomi di tutti i Rettori che si sono susseguiti al Sacro Monte in questi duecento anni, accompagnandoli con brevi note sul loro operato. E’ stato ricordato anche il passaggio di Padre Francesco Maria Franzi, vescovo ausiliare di Novara, che non fu rettore, ma rappresentò una presenza importante come confessore e per il suo intenso servizio in Valle, e il già citato rettore Padre Francesco Fasola, che poi fu nominato vescovo di Agrigento, e successivamente vescovo di Caltagirone e arcivescovo di Messina, del quale è in corso la causa di beatificazione: “Il Sacro Monte, fondato dal Beato Padre Bernardino Caimi, che fu visitato da due Santi: San Carlo Borromeo e San Giovanni Paolo II, dalla sua fondazione è stato meta di milioni di pellegrini, e quindi ci auguriamo che la presenza dei Padri Oblati continui, mantenendo il filo rosso della spiritualità ”.

Padre Giuliano Temporelli ricordando che: “Dopo la costruzione del Sacro Monte inizia un altro momento importante e difficile che riguarda i restauri. L’opera è grandiosa: per questo esige un continuo controllo”, ha esposto i lavori eseguiti al Sacro Monte negli ultimi cento anni. Un elenco anonimo e non datato riporta le opere fatte al Sacro Monte dagli Oblati dal 1924 al 1960 circa. Nel 1974, Padre Carlo Bracchi, che fu rettore fino al 1964, replicando ad alcune critiche di incuria nella conservazione, mosse in occasione di una serata al Teatro Civico, elencò ciò che era stato fatto nei suoi diciotto anni di rettorato, secondo le indicazioni dell’allora direttore artistico, professor Emilio Contini. Il successivo rettore Padre Angelo Trovati annota i lavori eseguiti dal 1956 al 1964 come vice rettore e dal 1965 al 1974 come rettore, accennando anche all’opera di divulgazione turistica del complesso sacro fatta in Italia, in Svizzera, Francia e Austria. Padre Francesco Carnago aveva inventato il P.I.p.S.M. Pronto intervento per il Sacro Monte e con Don Bruno Medina si era impegnato molto nell’opera di conservazione e valorizzazione dell’intero complesso.

Padre Giuliano, dopo aver accennato all’istituzione della Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Varallo – con Legge Regionale del 28 aprile 1980, che iniziò ad operare nel 1982, quando si insediò il consiglio direttivo, organo preposto alla gestione – ha concluso sottolineando che: “Il Sacro Monte è di chi lo ama, di chi si interessa perché rimanga bello, di chi si dà da fare disinteressatamente perché mantenga la sua caratteristica di luogo di fede, di luogo che ci avvicina al divino, di luogo che offre momenti di pace e di serenità. Il vescovo Bascapè scriveva nel Seicento che senza il Sacro Monte Varallo sarebbe rimasto un villaggetto di montagna: la nostra ambizione è dunque quella di tenere unite queste due realtà, rispettando i ruoli e le competenze, per offrirle ai visitatori sempre più stupiti delle nostre bellezze”.

Come coronamento della giornata Padre Temporelli ha offerto a tutti i numerosi presenti un pranzo all’Albergo Sacro Monte, cui hanno partecipato i relatori, i Padri Oblati, tra i quali Padre Gianfermo Nicolini, parroco di San Giuseppe a Novara, che fu Parroco di Varallo, il prevosto di Varallo, Don Roberto Collarini ed i sacerdoti di Varallo e della Valle, alcuni sacerdoti della diocesi, il Personale della Riserva Sacro Monte, e molti volontari ed Amici del Sacro Monte.

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